Quando è davvero il momento di chiudere l’acqua?

La raccolta sta terminando o è terminata, ma per il frutteto la stagione non è ancora finita. Finché le foglie restano attive, la pianta continua a fotosintetizzare, ad accumulare riserve e a svolgere attività importanti in vista della ripresa vegetativa successiva.

Dopo un’estate molto calda, interrompere bruscamente l’irrigazione può quindi essere una scelta poco prudente. L’arrivo dell’autunno porta naturalmente a una riduzione dei consumi idrici, ma non significa che a fine raccolta si debba necessariamente chiudere l’impianto.

La gestione dell’irrigazione post-raccolta nel frutteto richiede piuttosto di seguire l’evoluzione delle condizioni climatiche, del terreno e della pianta, riducendo progressivamente gli apporti quando il fabbisogno diminuisce.

Dopo la raccolta l’albero continua a lavorare

Il frutto non è più sulla pianta, ma l’attività dell’albero prosegue. Le foglie continuano la loro fotosintesi e la pianta accumula e redistribuisce le riserve che saranno importanti durante il riposo vegetativo e alla ripresa della primavera successiva. Anche le radici rimangono attive e l’assorbimento degli elementi nutritivi non si interrompe automaticamente con la raccolta.

In diverse specie da frutto, inoltre, le gemme destinate alla produzione dell’anno successivo continuano il loro sviluppo durante questa fase.

Un forte stress idrico post-raccolta può quindi avere conseguenze che vanno oltre la stagione in corso, soprattutto quando arriva dopo mesi caratterizzati da temperature elevate e scarsa disponibilità d’acqua.

L’irrigazione post-raccolta serve, dunque, ad accompagnare la pianta nella fase che precede il riposo vegetativo.

A fine settembre il fabbisogno diminuisce, ma non si azzera

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Irrigazione post-raccolta nel frutteto 7

Con l’accorciarsi delle giornate e la diminuzione delle temperature, anche l’evapotraspirazione tende a ridursi. Di conseguenza, il frutteto richiede progressivamente meno acqua. Non esiste però una data sul calendario valida per tutti gli impianti.

A determinare il fabbisogno sono diversi fattori: specie e varietà, età delle piante, portinnesto, caratteristiche e profondità del terreno, andamento climatico, precipitazioni e sistema irriguo.

Un settembre caldo e asciutto richiederà valutazioni diverse rispetto a un mese fresco e piovoso. Per questo la gestione deve seguire le condizioni reali del frutteto, non semplicemente il periodo dell’anno.

Ciliegio, pesco, melo: ogni frutteto arriva all’autunno in modo diverso

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Irrigazione post-raccolta nel frutteto 8

Anche il momento della raccolta cambia sensibilmente da una specie all’altra.

Ciliegio, albicocco, pesco e alcune varietà di susino terminano la produzione già durante l’estate e possono quindi affrontare un periodo post-raccolta piuttosto lungo, con una chioma ancora pienamente attiva.

Per molte varietà di melo e pero, invece, la raccolta si colloca tra la fine dell’estate e l’autunno. La fase successiva alla raccolta è quindi più breve e coincide maggiormente con il naturale rallentamento dell’attività vegetativa.

Anche per questo non esiste una ricetta unica per l’irrigazione post-raccolta nel frutteto. La programmazione deve tenere conto della specie, del momento della raccolta e delle condizioni effettive del terreno.

La domanda da farsi non è “quando spegnere?”, ma “quanta acqua c’è nel terreno?”

A fine settembre la domanda non dovrebbe essere semplicemente se sia arrivato il momento di chiudere l’impianto.

Prima occorre capire quanta acqua è ancora disponibile nella zona esplorata dalle radici e quanto ne sta consumando la pianta.

L’osservazione del terreno resta un punto di partenza, ma può essere affiancata da strumenti come sensori di umidità, tensiometri e dati meteorologici. Anche l’evapotraspirazione fornisce un’indicazione utile per valutare l’evoluzione del fabbisogno.

Le precipitazioni vanno interpretate nello stesso modo. Una pioggia può bagnare rapidamente la superficie del terreno senza necessariamente riportare l’umidità a livelli adeguati nella zona radicale, soprattutto dopo un’estate siccitosa o nei terreni che drenano rapidamente.

Seguire questi dati permette di evitare due errori opposti: irrigare quando non serve oppure interrompere troppo presto.

L’irrigazione localizzata

microaspersione
Irrigazione post-raccolta nel frutteto 9

Quando i consumi della coltura cambiano, diventa importante poter modulare con precisione gli interventi.

Un impianto a goccia correttamente progettato consente di distribuire l’acqua direttamente nella zona interessata dall’apparato radicale e di modificare frequenza e durata degli interventi in funzione delle condizioni del frutteto.

Anche il terreno fa la sua parte. Un suolo leggero, con una minore capacità di trattenere l’acqua, si comporta diversamente da un terreno più fine e con maggiore capacità di ritenzione. La programmazione irrigua deve quindi essere adattata alla tessitura e alla profondità del terreno.

L’obiettivo non è mantenere il suolo costantemente saturo. Anche l’eccesso d’acqua può creare problemi, riducendo l’ossigenazione delle radici e favorendo perdite di nutrienti.

In questa fase, più che aumentare o azzerare l’irrigazione, conta riuscire a dosarla.

Quando si può davvero chiudere l’impianto?

Il momento della sospensione arriva progressivamente, con il rallentamento dell’attività vegetativa, la caduta delle foglie e la riduzione del fabbisogno idrico.

Piogge autunnali regolari, temperature più basse e una buona disponibilità d’acqua nel terreno possono rendere non più necessari ulteriori interventi.

A quel punto si può passare alla chiusura stagionale dell’impianto. È un momento utile anche per occuparsi della manutenzione: lavaggio delle linee, pulizia dei filtri, scarico dell’acqua e controllo delle componenti idrauliche aiutano a proteggere il sistema durante l’inverno e a ritrovarlo pronto alla ripartenza primaverile.

Info utili

Per gestire correttamente l’irrigazione post-raccolta nel frutteto è utile considerare:

  • specie, varietà e momento della raccolta;
  • andamento delle temperature e delle precipitazioni;
  • disponibilità di acqua nel terreno;
  • caratteristiche del suolo e profondità dell’apparato radicale;
  • stato della pianta e attività vegetativa;
  • dati provenienti da sensori e strumenti di monitoraggio, quando disponibili.

Un impianto ben progettato permette di adeguare gli interventi alle esigenze della coltura anche nelle fasi di transizione. Irrigazione Veneta supporta aziende agricole e professionisti nella progettazione, verifica e ottimizzazione degli impianti irrigui per il frutteto.

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